Per lui seguire i giallorossi non è solo una questione di colori e svago, ma qualcosa di più. Qualcosa che senti crescere, che ti rende felice ma soprattutto che ti rende parte di una famiglia: “Potrà sembrare strano ma per me, tifare Barcellona, significa far parte quasi di una seconda famiglia, si respira e si vive qualcosa che non si ferma e va oltre una palla e un canestro”. Lui è Piero Aloisio, una delle facce storiche del basket barcellonese.

Il PalAlberti lo conosce come le sue tasche, è la casa in cui prende vita questa sua seconda famiglia, in cui ha condiviso gioie e dolori. Vederlo nelle condizioni attuali gli porta un’inevitabile malinconia, considera il palazzetto un punto di riferimento, oltre che un patrimonio per la città che andrebbe salvaguardato. Le sue prime volte sono state in anello, con gli amici di infanzia Gianfranco e Giuseppe, grazie alla paghetta della nonna con cui poteva acquistare il biglietto ridotto. Crescendo cambiano le abitudini ma non la passione, quella può solo aumentare infatti il suo posto si è traslato in gradinata. Non vuole rivelare il punto esatto, ma una cosa è certa, lì si vive la partita con intensità e calore: “Lotta tutta quanta la curva…”.

Il pubblico di Barcellona per lui è ineguagliabile, vive un coinvolgimento totale, ma soprattutto ha due caratteristiche fondamentali: “La passione smodata, ma anche la competenza cestistica. Ho seguito riunioni tecniche sugli spalti inenarrabili”.

 Ciò che ricorda con maggior piacere è la promozione in LegaDue poiché nasce da un percorso che parte dalla serie C in cui si è ricostruito il tifo con i Crazy Boys: “erano i tempi in cui la domenica si usciva con l’auto ed il megafono per cercare di far venire più gente al palazzetto”. Andando a rovistare nel passato, tira fuori anche dei gadget che distribuiva con i ragazzi del tifo per raccogliere fondi, è molto legato a questi poiché gli ricordano da dove sono partiti più di venti anni fa. Ci sono anche dei giocatori che ricorda con molto piacere e con cui è diventato molto amico, in particolare uno di cui non vuole fare il nome e che si limita a chiamare “mio compare”.

Il roster di quest’anno lo reputa talentuoso, pertanto sostiene che non debba porsi limiti ma avere lo spirito di chi può andare oltre le aspettative. In fin dei conti per Piero la discriminante fondamentale è una sola e se avesse l’occasione di parlare alla squadra direbbe semplicemente questo: “Lottate e sudate per questa maglia, e il pubblico sarà sempre con voi”.

UMBERTO SOTTILE

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