PIACENZA – È scattata alle prime ore dell’alba una vasta operazione della Polizia di Stato di Piacenza, coordinata dalla Squadra Mobile, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone ritenute ai vertici di una presunta organizzazione criminale dedita principalmente al traffico e allo spaccio di cocaina.
Secondo quanto riferito dalla Questura di Piacenza, il gruppo, composto in prevalenza da cittadini tunisini e caratterizzato da collegamenti transnazionali, sarebbe stato coinvolto non soltanto nella commercializzazione di sostanze stupefacenti, ma anche nella commissione di ulteriori reati.
Sono complessivamente 36 le persone indagate nell’inchiesta. Oltre ai nove destinatari delle misure cautelari, nel corso dell’attività investigativa sarebbero stati arrestati in flagranza 12 presunti spacciatori.
L’indagine partita dal territorio
L’inchiesta della Squadra Mobile sarebbe iniziata nel 2025, nell’ambito di una più ampia attività di contrasto allo spaccio al dettaglio in città. Un ruolo importante, secondo la Questura, sarebbe stato svolto anche dalle segnalazioni dei cittadini attraverso il sistema YouPol, che avrebbero contribuito a indirizzare l’attenzione degli investigatori verso un’utenza telefonica utilizzata nel circuito dello spaccio.
Le indagini, supportate anche da strumenti tecnologici, avrebbero consentito di ricostruire una rete organizzata con modalità operative particolarmente strutturate.
Il “call center” dalla Tunisia
Al centro dell’attività sarebbe emersa un’utenza telefonica collegata a un vero e proprio call center attivo in Tunisia, attraverso il quale gli acquirenti avrebbero potuto entrare in contatto con gli spacciatori.
Le consegne sarebbero state organizzate attraverso lo scambio della posizione tramite Google Maps. I clienti avrebbero raggiunto i punti concordati utilizzando, secondo gli investigatori, automobili prese a noleggio oppure monopattini elettrici.
Un particolare emerso dall’inchiesta riguarda anche l’immagine utilizzata sul profilo dell’utenza destinata allo spaccio: fotografie di attori vestiti di rosso, impiegate come elemento di riconoscimento.
Il sistema telefonico avrebbe avuto anche una funzione promozionale. Attraverso i social network, gli acquirenti sarebbero stati informati dell’arrivo di nuove partite di stupefacenti, secondo una modalità che gli investigatori ritengono riconducibile a una vera e propria organizzazione commerciale dello spaccio.
Una struttura organizzata
Dalle indagini sarebbe inoltre emersa una struttura gerarchica ben definita. Al vertice del gruppo, secondo la ricostruzione della Polizia, vi sarebbe stato un soggetto affiancato da alcuni luogotenenti.
A loro sarebbe spettato il coordinamento degli aspetti logistici dell’attività: dall’organizzazione delle cessioni al rifornimento della droga, dalla riscossione del denaro al reperimento degli alloggi destinati ai cosiddetti “cavallini”, fino alla gestione dei veicoli utilizzati dal gruppo.
Gli investigatori contestano inoltre all’organizzazione un’attività che si sarebbe estesa al reperimento di documenti falsi e alla stipula di matrimoni fittizi, ampliando così il quadro dei reati al centro dell’indagine.
L’operazione rappresenta l’esito di un’attività investigativa durata mesi e sviluppata attraverso attività sul territorio, strumenti tecnologici e accertamenti sulla rete di comunicazioni utilizzata dagli indagati.
Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva…





