Ti racconto… Carmeluccio

La sua è una passione che nasce da molto lontano: “Mi appassiona il basket in generale. Credo sia un vizio di famiglia. I miei genitori erano di San Filippo del Mela. A San Filippo il basket faceva sognare i giovani più del calcio.”

Di ricordi ne ha accumulati a dismisura, uno dei primi è legato alle sfide con Cosenza, nell’allora nuovo impianto non ancora intitolato a Nino Alberti, in quelle sfide Barcellona si contendeva il primato in classifica per la promozione in B1. Di quelle riesce ancora a ricordare le sensazioni, vivide, intense: “Fu un testa a testa spasmodico che durò l’intero campionato. La spuntammo noi, dopo un rocambolesco finale di stagione, culminato con la loro sconfitta a L’Aquila che ci consentì di scavalcarli nell’ultima giornata di campionato, troppo intensa quella domenica per i deboli di cuore.”

Lui è Carmeluccio Rucci, oggi Team Manager di Barcellona, ma da sempre primo tifoso del basket barcellonese: “Qui da noi il clima genera gustose suggestioni, a qualsiasi latitudine, sia in A2 che nel corso della più sventurata delle sfide. A Barcellona però, è impossibile non subirne gli effetti e innamorarsi: qui l’ambiente trasuda entusiasmo, attaccamento, passione, oltre al coinvolgente trasporto emotivo, generoso di sorrisi sugli spalti…e di immancabili, quanto altrettanto inevitabili, boccate amare.”

Con il gruppo organizzato dei “Sottosopra” ha scritto vere e proprie pagine di tifo che hanno fatto sognare un’intera generazione e hanno fatto diventare il PalAlberti un luogo del cuore, ma soprattutto una vera e propria bolgia: “Coi Sottosopra (guai ad averli dimenticati) arrivavamo prima dell’apertura dei cancelli, si trascorrevano le settimane a preparare le coreografie per la domenica, ben disposti per le partite. Il palazzetto, per noi, diventava un tempio! Cosa provo entrandoci? Da allora non è cambiato niente, nonostante la persistente trascuratezza, le infiltrazioni piovane, le tante “ferite” mai curate (stop, censuratemi vi prego), il PalAlberti è rimasto la nostra Cattedrale.”

Durante i match, il suo ruolo in società, gli impone un certo contegno ma per uno come lui che ha vissuto il basket “in piedi” nel settore più caloroso del Palazzo, tra risate, sfottò e scoppole correttive non è facile restare impassibile. Reputa Barcellona una piazza “infiammata” e romanticamente concede un parallelismo che racchiude l’essenza della passione vera e genuina: “Nessuna sconfitta può incrinare il sapore di questa intensa relazione amorosa, chi ne ha assaporato l’essenza non ha poi, mai più dimenticato…Tu chiamale se vuoi emozioni.”

Di tutte le stagioni vissute, quelle con Capizzi gli rievocano i ricordi più dolci: “Non me ne vogliano tutti gli altri, ho amato ogni stagione con assoluto trasporto, ma gli anni con Capizzi sono stati qualcosa di epico, indimenticabili, irripetibili. Sono in quelle annate le tracce dei miei aneliti sportivi più preziosi: eravamo Cenerentola e poi siamo diventati la Regina più bella.” Tuttavia, non tutte le favole hanno un lieto fine e il trasferimento del titolo a Messina fu una ferita che nulla potrà mai rimarginare: “Non v’è misura nel definire quello scempio, l’oltraggio perpetrato verso una popolazione innamorata non è facilmente descrivibile. Arrivò troppo tardi il momento in cui loro stessi vennero a capo dell’orrore di quell’errore.”

La sua mente e i suoi occhi sono pieni di immagini meravigliose e tra i tanti cimeli rammenta con affetto il cappellino e la sciarpa dei “Sottosopra”, con cui ha girato lo stivale. Quando si parla di giocatori passati da Barcellona gli piace ricordare scherzosamente Peppe Melone: “Non c’è modo di dimenticarlo (ndr ride).”

Spostando lo sguardo sul presente: “Questo progetto guarda al futuro, ha buone basi perché è composto da persone giuste, ricche di entusiasmo, speranze, obiettivi, passione. Nella speranza di diventare ancora più numerosi.” Per la stagione in corso crede che il roster abbia le carte in regola per un posizionamento nei playoff, e se dovesse parlare ai ragazzi ciò che gli comunicherebbe in questo momento sarebbe questo: “Prima del derby, nel mio ruolo di team manager, gli direi (non me ne voglia il buon Riccardo) <<Cosa state aspettando fermi qui? andate in campo e sbranateli>>, nel mio ruolo di tifoso <<Guai a voi se…>>, ma so già che in entrambi i casi ci faremmo delle grasse risate.”

Con il suo immancabile stile e con la sua inconfondibile eleganza prima di salutarci Carmeluccio ci regala un ultimo preziosissimo pensiero: “Barcellona è una città con tante peculiarità andate, ahimè, tristemente in malora. Un paese che, seppure zeppo di eccellenze, assiste amaramente alla fuga delle nostre risorse giovanili, costretti a migrare e a guardare altrove. Se da un lato la realtà geografica rende invidiabili i nostri paesaggi, l’improponibilità delle attuali condizioni ne immiserisce l’orgoglio. Anche per questo, attraverso il basket, come anche col calcio (Nuova Igea Virtus) e ogni altra disciplina sportiva di cui il paese fa vanto, l’auspicio è tornare a far parlare bene di questo comprensorio. Barcellona è una città che si specchia tanto nello sport, e per questo, se riguadagnare collocazioni più autorevoli potesse giovare, anche solo un pochino, per far da volano a ben altri, meglio auguranti, rientri di interesse sul territorio, vorrà dire che il nostro impegno sarà stato benefico, in qualche misura, quale utile apporto per restituire la giusta dignità e il meritato prestigio cui è più lecito attendersi.”

UMBERTO SOTTILE

Facebook
Twitter
Email
Print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *