Era un giorno di primavera, ma il caldo la faceva da padrone. Dodici anni e tanti sogni, l’entusiasmo di un compagno di banco. L’Aia Scarpaci, il calore della gente, dieci giocatori, una palla, due canestri e un susseguirsi di azioni frenetiche. Vittoria. Questo fu il primo incontro tra Titta Bucalo e il basket, questo fu il momento in cui sbocciò una vera passione. L’anno seguente fu inaugurato il PalAlberti, lo sguardo di quel bambino si perse dinnanzi alla cupola in legno dell’impianto, tutto lì dentro aveva un sapore di nuovo. Un orgoglio per Barcellona, uno spettacolo da vivere per la sua gente. Lo stato attuale del Palazzo porta un po’ di malinconia in Titta, ma allo stesso tempo rimane ottimista: “La nostra casa comune tornerà a splendere.”
Titta vive le sue partite in Gradinata. Lui è l’uomo che interviene quando c’è la necessità: “Io sono sempre in prima fila con i ragazzi della gradinata, ma non ho un posto fisso. Mi piace guardare i ragazzi del tifo e quando li vedo un po’ giù durante la partita mi piace spostarmi per trasmettere agli altri la mia carica. Siamo noi che spingiamo la squadra anche quando i giocatori non ci credono più, siamo noi con il nostro cieco entusiasmo a cercare di fargli buttare il cuore oltre l’ostacolo.”
È felice del gruppo che si è formato in Gradinata Tifo: “Con i ragazzi della tifoseria siamo un gruppo molto eterogeneo. Abbiamo età, lavori e molti interessi differenti, ma quando siamo insieme, al palazzetto, diventiamo il “muro rosso” con una grande voglia di divertirsi e stupire gli avversari. In questo differiamo da tutte le altre tifoserie.”
Quello che non può mai mancare quando si trova al palazzetto a tifare Barcellona è la maglia dell’ex capitano Manu Fernandez e una felpa rossa a cui è molto affezionato, senza ovviamente dimenticare il coro che contraddistingue i tifosi giallorossi: “La pistola”.
Tra i ricordi più suggestivi, gli piace riassaporarne uno in cui emerge con forza l’attaccamento dei barcellonesi alla squadra: “Il ricordo più bello non è legato solo ad una partita, ma a una settimana ed è senza dubbio quando i barcellonesi, con una colletta, trovarono in due giorni 10.000 euro per pagare una scadenza con la Lega e in quella stessa settimana il Barcellona, da ultimo, riuscì a sconfiggere il Verona primo in casa. Che partita, che ricordi da libro Cuore.”
Ovviamente, scavando nel passato, non possono che riemergere anche delle ferite come la mancata promozione in Serie A, da primi in classifica, nell’unico anno in cui non ci furono delle promozioni dirette. Il sogno si interruppe al primo turno playoff contro l’inaspettata Trento di Pascolo.
Il sogno di Titta è uno di quei sogni romantici, di chi si sente profondamente legato a questa terra: vedere un barcellonese capitano della prima squadra. Per questo sogno ripone grandi speranze nel suo “figlioccio” Peppe Pirri, è molto fiero di come sta lavorando con le giovanili e degli straordinari risultati che sta ottenendo.
Infine, in riferimento a questa stagione, spera che finalmente si possa godere dello spettacolo dei playoff e ai giocatori direbbe semplicemente questo: “Mi raccomando, in campo vi vogliamo sempre duri massicci ed incazzati. Chi onora la maglia non perde mai, al di là del risultato.”
Per chiudere, ha un messaggio per tutto il popolo barcellonese: “Sarebbe bello se tutti comprassero le maglie rosse della tifoseria. Grazie a queste riusciremmo a racimolare un po’ di fondi per creare le nostre rinomate coreografie e poi che colpo d’occhio sarebbe per gli avversari trovarsi circondati da una marea rossa!”
UMBERTO SOTTILE




